Il mercato delle criptovalute si trova ad affrontare un momento di forte pressione finanziaria e gli ultimi dati arrivati dagli Stati Uniti confermano il cambio di rotta degli investitori istituzionali. Se il mese di gennaio 2026 è stato storico per la gravità delle perdite del mercato, quello di giugno è stato ancora peggio.
Nel corso del mese infatti, i famosi fondi legati alla crypto più importante del mondo hanno vissuto il momento più difficile dalla loro storica approvazione, registrando una fuga di capitali senza precedenti che inevitabilmente condiziona l’andamento del settore.

Bitcoin ed ETF, record negativo storico: i numeri
I numeri ufficiali condivisi dalle piattaforme di analisi mostrano deflussi netti spaventosi, pari a ben 4,5 miliardi di dollari persi in appena trenta giorni. Questo risultato rappresenta il peggior bilancio mensile di sempre da quando questi strumenti finanziari sono sbarcati sul mercato all’inizio del 2024. Il primato negativo registrato in precedenza risaliva a febbraio del 2025, quando i deflussi si erano fermati a circa tre miliardi e mezzo.
Il dato recente ha superato quel record del 29%, evidenziando come le previsioni Bitcoin ed ETF siano al centro di un profondo ricalcolo da parte dei grandi fondi come l’Ibit di BlackRock, che da solo ha perso la fetta più grande del totale mensile, vedendo scendere il patrimonio complessivo dei fondi da 83 a 71 miliardi di dollari.

Bitcoin, il motivo del crollo ha del clamoroso
La spiegazione di questo improvviso svuotamento dei fondi crypto si deve principalmente a due grandi eventi macroeconomici che hanno stravolto i piani degli investitori. Da un lato c’è stato l’esordio sui mercati azionari di SpaceX, che ha catalizzato l’attenzione del mondo intero assorbendo ben 75 miliardi di dollari di capitale a rischio in pochissimo tempo e attirando la liquidità dei piccoli risparmiatori.
Dall’altro lato, la Federal Reserve guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh ha gelato le speranze dei mercati finanziari escludendo il taglio dei tassi di interesse e ipotizzando nuovi aumenti, spingendo le istituzioni a ridurre l’esposizione sui beni volatili.
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