Il clima mondiale si sta facendo pesantissimo e le conseguenze arrivano dritte nelle tasche di chi investe in criptovalute. Nelle ultime ore, la paura per lo scoppio di una Terza Guerra Mondiale è salita alle stelle dopo che la tensione tra Stati Uniti e Iran è passata dalle parole ai fatti. Il risultato? Il prezzo del Bitcoin ha iniziato a scivolare verso il basso, trascinando con sé tutto il mercato.

L’Europa si unisce agli USA: la crisi accelera SU
A gettare benzina sul fuoco è stata la decisione di Germania, Francia e Regno Unito di fare fronte comune con gli Stati Uniti. I leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Macron e il premier inglese Starmer, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per condannare gli attacchi dell’Iran contro le basi alleate.
Questa alleanza militare ha spinto molti investitori a scappare verso asset più sicuri e tradizionali, come l’oro, abbandonando momentaneamente il Bitcoin. In un momento così incerto, la gente preferisce avere il “metallo giallo” sotto mano piuttosto che un asset digitale volatile. Noi ormai ve lo stiamo ripetendo come un mantra: quando le tensioni politiche si manifestano, gli investitori tendono a vendere il più possibile.

Bitcoin a rischio crollo o possibile ripresa?
Attualmente il Bitcoin viaggia intorno ai 66.200 dollari, segnando un calo pesante del 20% nell’ultimo mese. Gli analisti sono divisi: da una parte c’è chi teme il crollo più spaventoso della storia delle cripto se il conflitto dovesse peggiorare; dall’altra, alcuni esperti come Benjamin Cowen ci ricordano che anche all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina ci fu un calo seguito da un piccolo rimbalzo.
Ecco perché comunque il clima resta da “mercato orso” (quindi al ribasso). La lezione è semplice: quando i cannoni iniziano a sparare, il Bitcoin soffre la sua natura di investimento rischioso, almeno finché la tempesta non passa o non diventa la nuova normalità.
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