Il 2026 è iniziato col botto. Al Forum di Davos, Donald Trump ha sganciato una notizia che ha fatto tremare i mercati: l’America vuole la Groenlandia e, per ottenerla, è pronta a usare la “maniera forte” dell’economia. In parole povere, ha minacciato dazi (tasse extra) del 10% sulle merci che arrivano dall’Europa. Questa mossa ha creato un terremoto non solo nei negozi, ma anche nei nostri portafogli digitali.

Perché Bitcoin e Ethereum stanno scendendo?
Molti si chiedono: “Ma se Trump litiga con l’Europa per un’isola di ghiaccio, cosa c’entrano le criptovalute?”. La risposta è semplice: la paura. Quando i grandi leader mondiali iniziano una guerra di tasse (i dazi), gli investitori si spaventano. Invece di rischiare i soldi su Bitcoin o Ethereum, preferiscono venderli per comprare cose più “sicure” come l’oro.
Proprio oggi, Bitcoin è scivolato sotto i 90.000 dollari, mentre Ethereum sta faticando a restare sopra i 2.900 dollari. Come vi abbiamo spiegato ieri, questo accade in questi momenti di incertezza in cui l’economia globale rallenta e gli investitori preferiscono vendere piuttosto che acquistare. Insomma, chi ha le crypto le vende ora, piuttosto che rischiare che i prezzi diminuiscano ancora.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
Trump ha detto chiaramente che non userà i soldati per prendere la Groenlandia, ma userà i soldi e le trattative. Questa è una mezza buona notizia perché esclude una guerra vera, ma i dazi restano una minaccia reale. Per il mercato crypto, questo significa una parola sola: montagne russe.
Finché la situazione tra USA ed Europa non si sblocca, i prezzi delle monete digitali resteranno ballerini. Molti esperti dicono che superata questa ondata di paura, Bitcoin potrebbe tornare a salire, ma per ora il consiglio è di restare con i piedi per terra. Gli effetti Trump crypto? Al momento, la politica conta più della tecnologia.
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