Apple finisce nei guai per l’app truffa da quasi due milioni di dollari del falso portafoglio bitcoin

Il gigante tecnologico di Cupertino si trova al centro di un’intensa bufera giudiziaria a causa della presenza di software malevoli sulla propria piattaforma digitale. Una causa federale di oltre 1,8 milioni di dollari sostiene che la società abbia consentito a un programma truffaldino di rimanere scaricabile per giorni dopo la prima segnalazione di frode.

Tre risparmiatori hanno visto sparire i propri fondi dopo aver inserito le frasi segrete di recupero pensando di usare uno strumento ufficiale. Il programma raggirava le vittime scimmiottando le funzioni di Sparrow Wallet, un noto software che in realtà esiste solo per computer desktop e non possiede alcuna versione per dispositivi mobili.

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Le vittime del falso portafoglio bitcoin e i danni subiti

La dinamica dei furti mostra la velocità con cui i truffatori riescono a prosciugare i conti delle vittime incolpevoli. Un primo utente ha perso oltre sette Bitcoin segnalando immediatamente l’accaduto e il furto all’assistenza ufficiale.

Nonostante l’allarme lanciato, la mancata rimozione tempestiva dell’applicazione ha causato un secondo gravissimo incidente pochi giorni dopo, portato a termine ai danni di un altro risparmiatore per una cifra vicina agli 840 mila dollari. L’utilizzo di questo falso portafoglio bitcoin ha provocato danni ingenti anche a un terzo investitore, attratto dalle garanzie di sicurezza che l’azienda declama abitualmente per i prodotti presenti nel proprio negozio.

CLARITY Act

La battaglia legale sulla responsabilità del falso portafoglio bitcoin

Gli avvocati dell’accusa puntano il dito contro le campagne pubblicitarie che descrivono il negozio digitale come un ambiente totalmente protetto e verificato da esperti. La causa legale presenta diverse accuse legate alla tutela dei consumatori e alla negligenza nei controlli.

L’azienda ha affrontato contenziosi simili in passato, difendendosi dietro il ruolo di semplice distributore di contenuti e non di creatore diretto del software. Il mantenimento attivo del falso portafoglio bitcoin dopo le denunce scritte apre però nuovi interrogativi sulla responsabilità dei colossi digitali, ricordando agli utenti che la prudenza personale resta fondamentale quando si gestiscono chiavi private e criptovalute.