Il mondo delle valute digitali e della finanza è scosso da una nuova ondata di nervosismo che sta colpendo duramente una delle società più esposte del settore. La compagnia guidata da Michael Saylor, nota per avere in cassa un tesoretto immenso di oltre ottocentomila monete virtuali, si trova ad affrontare tre fattori negativi contemporaneamente. I social network stanno amplificando la portata della crisi, ma al di là delle esagerazioni, i nodi finanziari stanno venendo al pettine.
Il meccanismo che per mesi ha garantito il successo dell’azienda adesso sembra girare al contrario. Le difficoltà non dipendono solo dall’andamento generale dei mercati, ma da alcune scelte interne che hanno ridotto la liquidità a disposizione per i prossimi mesi. Proprio per questo, facciamo una breve analisi…

I tre fattori di stress per MicroStrategy
Per comprendere la situazione attuale, bisogna guardare ai tre elementi che compongono il quadro aziendale. Il primo è il crollo del titolo azionario ordinario in borsa, che ha registrato una delle peggiori performance di sempre amplificando le perdite dei mercati digitali. Il secondo elemento, ancora più preoccupante per la stabilità di MicroStrategy, riguarda le azioni speciali preferite, utilizzate per finanziare i passati acquisti, che sono scese sotto la soglia critica dei cento dollari.
Infine, il terzo fattore è la mancanza di un paracadute da parte dei mercati digitali, che invece di sostenere l’azienda hanno risentito delle paure generali degli investitori, creando quindi un vero e proprio circolo vizioso difficile da spezzare in tempi celeri.

Le prospettive future e i rischi per MicroStrategy
A peggiorare il quadro complessivo sono state alcune mosse strategiche recenti, come la decisione di riacquistare debito utilizzando i fondi che erano stati inizialmente accantonati per pagare i dividendi agli azionisti. Questa scelta ha ridotto la copertura delle cedole a soli sei mesi. Insomma, ora i conti sembrano veramente non tornare più.
Ora MicroStrategy per trovare nuovo denaro liquido dovrà scegliere se vendere altri asset digitali o emettere nuove azioni ordinarie. A tutto questo si aggiunge la nascita di nuovi concorrenti istituzionali che applicano lo stesso modello di business, complicando il tutto e rendendo questo, sicuramente, il periodo storico di più grande difficoltà per la potente azienda americana.
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