Prezzo Bitcoin: brusca frenata sul mercato a causa delle tensioni geopolitiche

Il legame profondo tra l’andamento dei mercati finanziari e gli eventi internazionali si conferma ancora una volta determinante per le tasche degli investitori. Il prezzo Bitcoin ha registrato una brusca battuta d’arresto nelle ultime ore, scivolando rapidamente al di sotto della soglia psicologica dei sessantatremila dollari e assestandosi intorno a quota sessantaduemilaottocento dollari. Questo improvviso calo è iniziato subito dopo la diffusione della notizia riguardante un doppio attacco militare contro alcune navi petroliere in transito nello Stretto di Hormuz.

Questo canale marittimo rappresenta uno dei punti più strategici del pianeta per il commercio mondiale del greggio. L’episodio ha riacceso istantaneamente le forti tensioni diplomatiche e militari tra gli Stati Uniti e l’Iran, interrompendo bruscamente la scia positiva che soltanto il giorno prima aveva spinto la regina delle criptovalute oltre la barriera dei sessantaquattromila dollari. Quando lo scenario internazionale si scalda in questo modo, i grandi investitori tendono a ritirare i propri capitali dai mercati considerati più volatili per proteggere i propri risparmi.

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Il crollo dei mercati finanziari e l’impatto sul prezzo Bitcoin

La reazione del comparto energetico a questi eventi geopolitici è stata immediata, provocando un’impennata superiore al due per cento per i contratti sul petrolio, che hanno superato i settanta dollari al barile. Il vero problema per chi possiede monete digitali non riguarda il semplice costo del carburante, ma l’effetto domino che questo aumento rischia di scatenare sull’intera economia globale. Un greggio molto più caro si traduce inevitabilmente in un aumento generalizzato dei costi di trasporto e di produzione per qualsiasi tipo di bene di consumo. Bitcoin ovviamente rimbalza in base a questi scossoni, e lo fa immediatamente, oscillando giorno dopo giorno.

Questo meccanismo rischia di alimentare nuovamente la crescita dell’inflazione globale, spaventando i vertici delle banche centrali. Gli esperti temono che l’aumento dei prezzi possa costringere la Federal Reserve statunitense a rivedere i propri piani economici originari per l’anno in corso. La paura di una nuova fiammata inflazionistica sta spingendo molti trader a scommettere su un possibile ritocco all’insù dei tassi d’interesse entro la fine dell’anno, una mossa che storicamente toglie liquidità a tutto il comparto azionario.

Vedremo come si evolverà la situazione, fa strano comunque pensare come tra dicembre e gennaio la regina delle crypto aveva clamorosamente superato i 100mila dollari battendo ogni record, e ora a luglio inoltrato si combatte ancora con una caduta rovinosa dalla quale non si riesce a risalire.

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