Ray Dalio e la “Fase 6” del ciclo delle crypto: ecco la sua previsione per il futuro

Non giriamoci intorno: quando Ray Dalio apre bocca, il mondo della finanza si ferma ad ascoltare. Il fondatore di Bridgewater Associates ha appena lanciato un allarme che definire “preoccupante” è un eufemismo.

Secondo la sua analisi del “Grande Ciclo”, siamo ufficialmente entrati nella Fase 6, ovvero il momento del disordine globale. Per chi non mastica pane e macroeconomia, questa è la fase in cui le regole scritte dopo la Seconda Guerra Mondiale saltano per aria, la fiducia nelle monete tradizionali (il cosiddetto “fiat”) vacilla e le grandi potenze iniziano a mostrare i muscoli non solo a parole, ma con guerre economiche e finanziarie.

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Il grande ciclo di Ray Dalio e la “Fase 6” del disordine

La teoria di Dalio è semplice: la storia si ripete in cicli prevedibili. Dopo un periodo di pace e prosperità guidato da una potenza dominante (gli Stati Uniti), arrivano i debiti insostenibili, le disuguaglianze sociali e l’ascesa di nuovi rivali come la Cina. La Fase 6 è quella del “si salvi chi può”, dove non esistono più arbitri e chi ha più potere detta legge.

Dalio avverte che prima dei conflitti militari arrivano sempre le sanzioni, i blocchi dei capitali e la svalutazione delle monete. In un mondo dove il dollaro viene usato come un’arma, gli investitori iniziano a guardare con sospetto tutto ciò che è controllato dai governi, cercando rifugio in asset che non possono essere congelati o stampati all’infinito.

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Criptovalute come scudo contro la svalutazione monetaria

Proprio qui entrano in gioco le criptovalute. Mentre nel breve periodo l’instabilità geopolitica può spaventare i mercati e causare cali improvvisi (come abbiamo visto con le tensioni in Medio Oriente), la visione a lungo termine è molto diversa…

Bitcoin e compagni non hanno bisogno di una banca centrale o di un governo che garantisca per loro; si basano sulla matematica e sulla trasparenza della blockchain. Se entriamo in un’era di “guerre di capitale” e confische, avere una parte del patrimonio in asset digitali non è più una speculazione per ragazzini, ma una vera e propria strategia di sopravvivenza finanziaria.

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