Siamo in un momento storico dove i confini tra finanza digitale e geopolitica sono praticamente inesistenti. Il token WLFI, strettamente legato alla famiglia Trump, ha appena subito uno scossone dell’8%, una reazione diretta alle recenti pressioni arrivate da Washington.
Non si tratta della solita oscillazione di mercato, ma di una questione di sicurezza nazionale che sta facendo tremare gli investitori: alcuni senatori americani, tra cui Elizabeth Warren, hanno chiesto ufficialmente al Segretario del Tesoro Scott Bessent di vederci chiaro su un investimento da 500 milioni di dollari arrivato dagli Emirati Arabi Uniti.

World Liberty Financial: l’indagine del CFIUS e il peso degli Emirati Arabi
Al centro della bufera c’è una partecipazione del 49% in World Liberty Financial acquisita da un fondo legato ad Abu Dhabi. La preoccupazione dei politici americani riguarda la possibilità che governi stranieri possano accedere a dati sensibili degli utenti statunitensi attraverso questa piattaforma. Il CFIUS, l’organismo che controlla gli investimenti esteri negli Stati Uniti, è stato chiamato in causa per valutare se questa operazione rappresenti un rischio reale.
Il timore è che dietro i capitali degli Emirati possano nascondersi interessi ancora più complessi, magari legati a tecnologie o dati che finiscono sotto il controllo di potenze rivali. E’ stata proprio questa incertezza – se ci passate il termine – che ha spinto molti a vendere il token WLFI, portando il prezzo verso il basso proprio mentre l’azienda cercava di espandersi.

World Liberty Financial sfida la tempesta con World Swap
Nonostante la pressione politica e il calo del valore del token, l’azienda della famiglia Trump non sembra intenzionata a fare passi indietro. Anzi, ha rilanciato con l’annuncio di “World Swap”, una nuova piattaforma che punta a rivoluzionare il mercato dei cambi internazionali (forex) attraverso l’uso della propria moneta digitale, il USD1.
L’obiettivo è ovviamente più che ambizioso: semplificare i pagamenti tra diversi paesi e abbattere le commissioni elevate che sono comunque classiche dei sistemi tradizionali. Mentre a Washington si discute di controlli e sicurezza, a Mar-a-Lago si pianifica il futuro di un ecosistema che ha già superato i 5 miliardi di dollari di capitalizzazione…
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